Posted by: Luca on: 08/07/2011
Tra loro c’era un legame. Invisibile ma profondo. Come il nervo che accende ad un tempo glande e alluce destro. Anzi, proprio quello.
Lunghi pomeriggi assieme, Michela gli massaggiava l’alluce. Frassino sospettava d’una via più immediata, ma pazientava negli anfratti logici di lei. Che era del Toro, si giustificava. Fosse nata pure dal torrone, Frassino la approvava donna.
Tra Michela e Frassino funzionò. Fondarono la loro associazione per delinquere. Nella sede di cotone furono brindisi di succhi caldi. E spalmarono cibo da gatto sulle tartine dei Piretti stronzetti. Ed elusero missive verrucose giurando di non possedere televisori. E masticarono l’acme dietro al poderoso cartonato di Topolino, quel deficiente rosso-mutandato coi due bottoni gialli.
Poi la cricca saltò. Frassino trovò minor cruccio nelle orecchie di Topolino che nel progressivo cagliare in bocca di Michela. Questa riconobbe più emancipazione nel cane Rex che nei vuoti di Coca-Cola del marito. Perché il televisore, i furfanti, l’avevano.
Frassino scoreggia, acceca la fotocellula e riapre le porte. Gli confido che Michela ha i ratti in ventre e fa ricotta dalle ciglia. Risponde che è mercoledì, e per pretesto d’amare il figlio scoliotico può rilassarsi con Topolino. Che il giornaletto oggi è di carta squallida ed è leggero come ai suoi tempi, ma il nano saputello veste sempre uguale. Che la vita non puoi pianificarla tanto. Che tanto lui si scopa Kira. Che se mi rivede mi spacca la faccia.
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